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Come pesciolini in acqua!

 

Alla nascita i neonati sono dotati di una serie di connessioni neuromuscolari già costituite con cui rispondono in via riflessa a diversi stimoli o situazioni interne.
I riflessi sono controllati dal midollo spinale e dal midollo allungato, la parte di transizione tra il midollo spinale ed il cervello.
Il neonato, grazie a meccanismi geneticamente programmati, respira, tossisce, urina, si sottrae a stimoli sgradevoli in via riflessa, orienta il capo verso la mammella, afferra il dito della mamma, trasale se ode un forte rumore, protende le braccia in avanti se ha la sensazione  di cadere.
Sono reazioni istintive che gli garantiscono la sopravvivenza.
Tra gli altri riflessi esistono di più complessi in quanto implicano una coordinazione del tronco e degli arti: il riflesso alla deambulazione, stimolato dal sostegno sotto le ascelle in posizione verticale; il riflesso del nuoto, ogni qualvolta il neonato viene immerso in acqua sostenuto con una mano sotto la pancia, attiverà gli arti inferiori con gambate coordinate al tronco e alle braccia. 
Queste azioni riflesse sono destinate a scomparire o a trasformarsi in atti volontari in concomitanza con la maturazione della corteccia da cui dipendono.

Con un pò di assistenza e qualche esercizio, sfruttando la presenza di questo riflesso, un neonato sano può muoversi agevolmente in piscina.
Il piccolo non ha bisogno di imparare e nuotare, usufruisce di un comportamento istintivo che ha lontane radici evolutive, le stesse che consentono a un cane, a una tigre o a un castoro di nuotare immediatamente, senza dover imitare alcun modello.
Invece chi inizia a nuotare quando i movimenti delle braccia e delle gambe sono ormai sotto il controllo della corteccia cerebrale, deve imparare tutto da capo: deve pensare a come muoversi e rifarsi a un modello.

Se un bambino viene immerso più volte, velocemente e per breve tempo in acqua, in futuro egli svilupperà velocemente la capacità consapevole di effettuare un’apnea indipendentemente dalla velocità dell’entrata in acqua.
L’apnea stimola i capillari superficiali e profondi che diventano più numerosi ed elastici e irrorano meglio tessuti e organi.
Il corso di acquamotricità si carica così di significati emotivi: diventa momento di incontro tra il bambino e il genitore in un ambiente estraneo alla fretta e agli impegni quotidiani. Viene valorizzato il gioco, la semplice osservazione del piccolo nell’esplorazione dell’ambiente acquatico, lo stare insieme, il vivere e il condividere le emozioni e i propri sentimenti… il tutto con la guida di personale specializzato.

- regalare ai bimbi la possibilità di muoversi con naturalezza nell’ambiente acquatico che hanno già avuto modo di conoscere durante i nove mesi di gestazione

- Favorire il rilassamento e quindi il sonno
- Raggiungere una precoce autonomia acquatica stimolando la sua capacità di adattamento alle novità
- Sensibilizzare l'apparato muscolare, articolare, respiratorio, cardiocircolatorio
- Migliorare le capacità motorie, cognitive e relazionali

- Il bambino sviluppa conseguentemente un armonico sviluppo dell’attaccamento madre-bambino.

 

.....ecco il nostro audace Leonardo

LeonardoAlessandra è stata una grande, è stata dura, non ha potuto fare il famoso e tanto agognato "travaglio in acqua" a causa di qualche linea di febbre e nemmeno la doccia perché appena scesa la febbre è comincia la fase espulsiva.

Ha provato mille posizioni e alla fine si trovava meglio carponi, appoggiata con le braccia alla testiera.

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IL DIALOGO PER 9 MESI E UN GIORNO: Un atto d’amore!

Dicono che l’origine della mia vita è stata proprio in quel breve ma interminabile incontro: tra mia madre e mio padre. Il concepimento.
Inizia cosi la mia avventura in partenza per la vita! E proprio da qui questo caldo e accogliente grembo, divenuto il mio primo palcoscenico per nove mesi e dieci lune.

La fecondazione è stata una corsa folle! Per capire cosa accade in quel fatidico momento, bisogna immaginare un fuoco d’artificio che esplode senza rumore nella notte. Le faville svolazzanti degli spermatozoi che non perdono un secondo per dirigersi verso l’ovulo, come lucciole danzanti intorno ad una lampada di sera. Nelle dodici ore seguenti quella folle corsa i nuclei finalmente fondendosi hanno formato me e il  buffo nome di Zigote, lungo solamente un decimo di millimetro.

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La vita psichica prenatale

Il piccolo viene gradualmente a dotarsi di tutti gli strumenti a lui utili per entrare in relazione con il mondo.

Il primo grande sistema che si forma è quello che garantisce all’embrione la rilevazione del suo stesso ‘muoversi’ tramite la possibilità di sentire le vibrazioni e le variazioni pressorie presenti nel liquido amniotico. Una conferma ‘della sua stessa vitalità’[1].

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L’educazione inizia prima della nascita

Articolo sulla Psicologia Prenatale per il Periodico d’informazione ‘La Gazzetta del Vara’, pubblicato sul N° 3 di Ottobre 2007 con il titolo ”L’educazione inizia prima della nascita”

“Se un bambino durante i primi nove mesi della sua esistenza intrauterina è stato ascoltato perché i suoi genitori sapevano che era capace di comunicare… è stato capito perché è stato ascoltato…

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