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L’educazione inizia prima della nascita

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Articolo sulla Psicologia Prenatale per il Periodico d’informazione ‘La Gazzetta del Vara’, pubblicato sul N° 3 di Ottobre 2007 con il titolo ”L’educazione inizia prima della nascita”

“Se un bambino durante i primi nove mesi della sua esistenza intrauterina è stato ascoltato perché i suoi genitori sapevano che era capace di comunicare… è stato capito perché è stato ascoltato…

…nascerà e crescerà pensando di valere molto, si rispetterà e amerà sé stesso perché è sempre stato rispettato e amato sin dall’alba della sua esistenza, quando per la prima volta si è affacciato alla vita nel grembo di sua madre”

Gabriella A. Ferrari

Le parole che avete appena letto introducono in modo poetico l’argomento di questo articolo nel quale fornirò alcuni cenni introduttivi sulla Psicologia Prenatale. Nata intorno agli anni settanta, grazie ai supporti di una raffinata tecnologia biomedica e ad una metodologia di ricerca sempre più precisa, essa si propone di indagare, ed eventualmente intervenire, sull’esperienza prenatale, considerata una parte indivisibile del ciclo della vita, quella che ci forma e determina chi siamo e cosa diventeremo.

Oggi si osserva e si studia il bambino ancora nell’utero materno, rilevando scoperte significative sulle sue complesse capacità, ma già nell’antichità si prestava molta attenzione a questa fase della vita, della quale intuitivamente si riconosceva l’importanza e la sacralità. Dal 2000 in poi gli studi sul prenatale si sono intensificati, vari Paesi contribuiscono con i loro dati e le loro ricerche; tra questi Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Francia, Svezia, Germania, Austria, Nuova Zelanda, Spagna, Italia,… Il mondo intrauterino si scopre complesso e variabile e, per alcuni versi, paragonabile a quello dell’adulto. Il bambino intrauterino ha reazioni e comportamenti propri che si ritrovano nella sua personalità anche dopo la nascita: è socievole, comunicativo, in grado di stabilire relazioni affettive durevoli nel tempo, come dimostrano gli studi ecografici sui gemelli condotti dalla dottoressa Alessandra Piontelli.

La ricercatrice ha osservato, per varie ore al giorno, il loro comportamento, a partire dalla 20° settimana, rilevando diversi momenti ed episodi interessanti. Uno di questi risulta significativo oltre che divertente: Luca, il più vivace della coppia, si avvicinava alla membrana che lo divideva dalla sorellina Alice e la svegliava con gentilezza, invitandola ad un dialogo-gioco nel quale si strofinavano le teste e si avvicinavano, guancia a guancia, alla membrana, come per abbracciarsi. Questo comportamento fu ripreso da Luca e Alice più tardi quando, all’età di un anno, si dirigevano verso una tenda e ripetevano quel gioco inventato durante la loro vita intrauterina. Oggi psicoterapeuti di diverse impostazioni teoriche (psicoanalisi, bioenergetica, terapia primaria, ipnoanalisi, ecc.) sostengono la necessità di occuparsi della vita prenatale per individuare l’origine di alcuni disturbi che un adulto può vivere allo stato attuale, ma che affondano le radici nei primordi della sua esistenza.

In questa fase il nascituro, insieme al corpo, sperimenta le sue prime comunicazioni e relazioni, vive le sue prime esperienze che lo preparano ad affrontare il mondo; sempre in questa fase vengono poste le basi per le condizioni sullo stato di salute fisica e psichica ed avviene la registrazione dei primi vissuti che vanno a formare l’inconscio del bambino. Vorrei concludere queste poche note accennando all’importante ruolo che il padre svolge dal momento del concepimento in poi: nella sua funzione protettiva egli si offre come ‘secondo utero’ della coppia madre-bambino, ma partecipa attivamente per tutto il tempo dell’attesa. Recenti studi rilevano infatti significative modificazioni ormonali nei padri affettivamente coinvolti con la compagna, quali aumento dell’ossitocina e diminuzione del testosterone, ed un innalzamento del livello di prolattina durante gli ultimi mesi di gestazione della partner. In questo modo il padre può concentrare maggiormente le sue energie sull’affettività e sostenere meglio la sua compagna. Il cammino per diventare genitori si rivela, pertanto, come un delicato e complesso percorso che, dal piano ormonale a quello psichico e relazionale, coinvolge un uomo e una donna profondamente, per prepararli a ricevere e a prendersi cura della creatura da loro desiderata ed accompagnarla nella grande famiglia umana. “In ogni istante, mamma, il tuo cuore mi parla ed anche la tua voce soave spesso ascolto.

Il tuo cuore…il tuo cuore…lui batte assieme al mio, di te tutto mi dice, nulla di te mi sfugge. Mi incanta la sua onda quando papà è con noi, la sua voce profonda mi infonde sicurezza. Da lontano mi giunge perché l’amore io espanda e quando sarò nato io sappia ritrovare quell’Infinito Cuore che col mio parlerà”

Edi Migliorini

 

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