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La vita psichica prenatale

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Il piccolo viene gradualmente a dotarsi di tutti gli strumenti a lui utili per entrare in relazione con il mondo.

Il primo grande sistema che si forma è quello che garantisce all’embrione la rilevazione del suo stesso ‘muoversi’ tramite la possibilità di sentire le vibrazioni e le variazioni pressorie presenti nel liquido amniotico. Una conferma ‘della sua stessa vitalità’[1].

Il fatto che le fibre ancora non siano completamente mielinizzate (ovvero non abbiano la guaina che le isola chiamata "mielina") non inficia il fatto che possano trasmettere stimoli. E' da notare che nel neonato la densità di recettori e di sostanza P (sostanza mediatrice del dolore) è maggiore che nell'adulto. Questo dato ha permesso a taluni di dire che la sensazione dolorosa è maggiore nel neonato che nell'adulto.

Il Dott. Carlo Valerio Bellieni ha sperimentato un metodo di analgesia nel prematuro e nel neonato a termine che ha chiamato "saturazione sensoriale": consiste nel fornire vari stimoli sensoriali al bambino durante il prelievo doloroso di sangue (voce, sguardo, profumo, gusto, massaggio), agendo sul fatto che il cervello, secondo la teoria del cancello di Walls e Melzack, è un filtro, che non lascia passare tutti gli stimoli, anzi, questi competono l'uno con l'altro. Fornendo più stimoli, si compete sia a livello centrale che periferico con l'arrivo alla corteccia del dolore.

Il risultato è che con la saturazione sensoriale il punteggio di dolore è bassissimo anche rispetto a tecniche sperimentate quali l'uso di instillare sulla lingua una soluzione zuccherina. In particolare il tempo del pianto era estremamente ridotto, essendo assente nella maggior parte dei prelievi così trattati. Questo metodo nasce dal riconoscimento che non possiamo trattare il bambino neonato se non rassicurandolo, calmandolo, distraendolo, come faremmo con un bambino più grande.. All'inizio sembrava di fare una cosa particolarmente strampalata (parlare a un prematuro!), ma poi hanno insistito, e i dati hanno dato loro ragione. Si sono resi conto che il prematuro ha bisogno nel momento dell'affronto del dolore di una presenza che lo aiuti, proprio come si fa con il bambino più grande, ma a maggior ragione, perché ci troviamo in presenza di un soggetto particolarmente stressato, confinato in un microcosmo buono al nostro fine di tenerlo lontano da infezioni, ma pessimo riguardo al suo sviluppo e al suo vissuto psichico[3].

Considerando che il feto è dotato di tutti gli strumenti che lo aiutano a relazionarsi, gli studiosi hanno condotto molteplici ricerche circa la capacità di apprendere del bimbo endogestazionale.
Interessanti sono stati gli studi effettuati sugli effetti del rumore cardiaco sul feto e sul neonato (Murooka, De Casper, Sigafoos, Madison, ecc.).

È stato dimostrato che il feto memorizza il battito cardiaco materno e questo, riproposto al neonato, lo tranquillizza. Inoltre i movimenti del bambino appena nato aumentano o diminuiscono all’ascolto del battito materno registrato in stato di agitazione o di tranquillità. Il feto è in grado di rispondere a stimoli sonori e ne viene influenzato.

Si parla molto dell’”effetto Mozart”, studiato in particolare dalla psicologa Francio Rauscher che ha dimostrato come l’ascolto di questo tipo di musica, potesse essere associato ad un incremento delle competenze spazio temporali. La musica classica stimola il rilascio di endorfine e dà benessere a mamma e bambino riducendo il livello degli ormoni dello stress.

Altri studi sono stati condotti circa la maggiore competenza linguistica nei bambini ai quali era stata fatta ascoltare musica già in utero (Donald Shetler). Van De Car ha addirittura fondato, in California, l’università prenatale, dimostrando di poter interagire col bimbo in utero e di migliorarne le capacità intellettuali. I bimbi sottoposti agli esercizi che Van De Car proponeva, dimostravano di saper parlare prima, di essere più vigili e di saper sollevare la testa prima rispetto al gruppo di controllo. Questi stessi bimbi, una volta raggiunta l’età scolare, raggiungevano risultati migliori ed erano socialmente più competenti rispetto ai coetanei.

Riporto questi studi a dimostrazione della capacità di apprendimento del feto e dell’influenza dell’ambiente su di lui; nonostante questo però penso non sia corretto relazionarsi col proprio bimbo nell’ottica di farlo divenire ‘geniale’ o ‘migliore’. La corretta relazione sta nel rispetto.

Gli stati dell’io prenatale sono pezzi di esperienza presente e passata; durante la gestazione il feto è continuamente interessato da flussi esperenziali che danno consistenza al suo Io: le stimolazioni, le emozioni, il rapporto col mondo intrauterino e con il mondo esterno, sono forze coinvolte nella maturazione psichica. Quindi possiamo dire che la vita psichica inizi nel periodo prenatale e che un bambino si sviluppa anche come comunicazione e relazione. Il bambino è un essere profondamente relazionale, in grado di comunicare e di dare e ricevere amore; egli è il ‘primo attivatore della relazione’ (Gabriella Ferrari). Grazie alle sue capacità sensoriali il feto ha esperienze di contatto (verso l’esterno, l’interno, nella relazione). Tutto il contatto è adattamento creativo tra organismo e ambiente (Perls, Hefferline, Goodman, 1997). Il feto ha capacità creative ed è consapevole nel dare una risposta volontaria. Riconoscere al feto queste competenze e la volontarietà, significa riconoscergli una vita psichica, un’identità biologia, psicologica ed emotiva.

e RISPETTO DEL BAMBINO significa che egli ha il diritto di essere
Ascoltato
Capito
Accettato
Amato così come è
ricevendo adeguati feedback ai suoi messaggi,
sostegno e apprezzamento positivo nelle sue iniziative…
allora anche il BAMBINO PRENATALE ha il diritto di essere
Ascoltato
Capito
Accettato
Amato così come è
ricevendo adeguati feedback ai suoi messaggi,
sostegno e apprezzamento positivo nelle sue iniziative.

 

Cristina Fiore

Bibliografia

• Gabriella Arrigoni Ferrari, “La Comunicazione e il Dialogo dei Nove Mesi”, ed. Mediterranee
• David Chamberlain, “I Bambini Ricordano la Nascita”, ed. Bonomi
• Thomas Verny – Pamela Weintraub, “Bambini si Nasce”, ed. Bonomi
• Pier Luigi Rigetti, “Elementi di Psicologia Prenatale”, ed. Magi
• Ludwig Janus, “Come Nasce l’Anima”, ed. Mediterranee


[1] “Il feto apprende in utero?”, in “Nuove prospettive in ostetricia e neonatologia, aspetti del benessere fetale e interazioni biologiche madre-nascituro”, a cura di C. Zara e F. Polatti, Università degli Studi di Pavia, 1998
[2] “Origine delle funzioni mentali del feto”, in Psicologia Prenatale, Anna Della Vedova, http://www.med.unibs.it/psicolog/adv01a.htm
[3] “Il dolore del feto”; Atti del Congresso ‘Nove mesi e un giorno’, Roma, settembre 2003; Carlo Valerio Bellini.
[i] Gabriella Arrigoni Ferrari ‘La comunicazione e il dialogo dei nove mesi’, Ed. Mediterranee
[ii] Rauscher, F.H., Shaw, G.L. and Ky, K.N. Music and spatial task performance. Nature,1993
 

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